Ecco cosa c’è scritto nell’elogio funebre di Albus Silente

Ecco cosa c'è scritto nell'elogio funebre di Albus Silente

RICORDO DI ALBUS SILENTE di Elphias Doge

Conobbi Albus Silente all’età di undici anni, il nostro primo giorno a
Hogwarts. La reciproca attrazione fu senza dubbio dovuta al fatto che ci
sentivamo entrambi estranei al luogo. Io avevo contratto il vaiolo di drago
poco prima di arrivare a scuola e ormai non ero più contagioso, ma il mio
volto segnato dalle cicatrici e il colorito verdastro non incoraggiavano
molti ad avvicinarsi. Per parte sua, Albus era giunto a Hogwarts col fardello di una celebrità indesiderata. Poco più di un anno prima suo padre
Percival era stato condannato per la selvaggia aggressione ai danni di tre
giovani Babbani, di cui molto s’era parlato.
Albus non cercò mai di negare che suo padre (che sarebbe poi morto ad
Azkaban) avesse commesso quel crimine; al contrario, quando trovai il
coraggio di chiederglielo, mi garanti che era certo della sua colpevolezza.
A parte questo, Silente si rifiutò di parlare della triste vicenda, nonostante
l’insistenza di molti. Alcuni, in effetti, erano inclini a lodare l’atto di suo
padre e ritenevano che anche Albus odiasse i Babbani. Niente di più sbagliato: come chiunque abbia conosciuto Albus può testimoniare, egli non
mostrò mai la più remota tendenza antiBabbana, anzi: la sua ferma difesa
dei diritti Babbani gli procurò molti nemici negli anni a venire.
Nel giro di pochi mesi, tuttavia, la fama di Albus cominciò a eclissare
quella del padre. Alla fine del primo anno nessuno lo conosceva più come
il figlio di un nemico dei Babbani: era diventato semplicemente lo studente
più brillante che la scuola avesse mai avuto. Chi di noi ebbe il privilegio
di essere suo amico trasse vantaggio dal suo esempio, per non menzionare
il suo aiuto e incoraggiamento, dei quali fu sempre generoso. Mi confessò
più tardi che già allora aveva capito che la sua più grande passione era
insegnare.
Non solo vinse tutti i premi degni di nota che la scuola metteva in palio,
ma ben presto fu in regolare corrispondenza con i più insigni maghi del
tempo, tra cui Nicolas Flamel, l’illustre alchimista, la nota storica Bathilda Bath e Adalbert Incant, il teorico della magia. Svariati suoi studi furono pubblicati su riviste autorevoli come Trasfigurazione Oggi, Incantesimi
Ispirati e Il Pozionista Pratico. La carriera di Silente sembrava destinata a
decollare come un razzo e la sola domanda che tutti si ponevano era
quando sarebbe diventato Ministro della Magia. Tuttavia, per quanto negli anni successivi fosse stato spesso pronosticato che avrebbe occupato
quell’incarico, egli non nutrì mai ambizioni ministeriali.
Tre anni dopo di noi arrivò a Hogwarts il fratello di Albus, Aberforth. I
due non si somigliavano; Aberforth non fu mai un grande amante dei libri
e, a differenza di Albus, preferiva risolvere le dispute con un duello piuttosto che con una discussione pacata. Tuttavia è certamente errato insinuare, come alcuni hanno fatto, che i fratelli non fossero amici. Andavano
d’accordo come possono andare d’accordo due ragazzi tanto diversi. Per
amor di giustizia, bisogna riconoscere che vivere all’ombra di Albus non
dev’essere stato gradevole. Venire costantemente eclissato era il prezzo
che bisognava pagare per essere suo amico, e per un fratello non può essere stato più piacevole.
Quando Albus e io lasciammo Hogwarts, eravamo intenzionati a intraprendere un giro del mondo insieme, com’era tradizione allora, per visitare e osservare maghi stranieri prima di seguire carriere diverse. Ma purtroppo accadde una tragedia. Alla vigilia del nostro viaggio, la madre di
Albus, Kendra, morì, lasciando lui a capo e unico sostegno della famiglia.
Rimandai la mia partenza quanto bastò per rendere i dovuti rispetti al funerale di Kendra, poi partii per quello che fu un viaggio solitario. Con un
fratello e una sorella più giovani di cui prendersi cura e poco denaro, per
Albus fu impossibile accompagnarmi.
Quello fu il periodo della nostra vita in cui i contatti furono più radi. Io
gli scrissi e gli narrai, forse mancando di tatto, le meraviglie del mio viaggio: dalle precipitose fughe di fronte alle Chimere in Grecia agli esperimenti degli alchimisti egiziani. Le sue lettere mi raccontavano poco della
sua vita quotidiana, che intuivo essere di una piattezza frustrante per un
mago così dotato. Immerso nelle mie esperienze, appresi con orrore, verso
la fine del mio anno di viaggi, che un’altra tragedia si era abbattuta sui Silente: la morte della sorella Ariana.
Ariana era da tempo in cattiva salute, ma la sua perdita, così vicina a
quella della madre, ebbe un profondo effetto su entrambi i fratelli. Tutti
coloro che erano più vicini ad Albus – e mi includo in quel novero fortunato – convengono nell’affermare che il suo senso di colpa per la morte di
Ariana (per la quale, naturalmente, non aveva alcuna responsabilità) lasciò per sempre il segno su di lui.
Al mio ritorno trovai un giovane che aveva vissuto le sofferenze di una
persona assai più anziana. Albus era più riservato di prima e molto meno
allegro. In aggiunta al proprio dolore, la perdita di Ariana non aveva
condotto a una rinnovata vicinanza tra Albus e Aberforth, ma a un distacco (che nel tempo si sarebbe colmato: in anni più recenti i due fratelli ristabilirono un legame se non stretto, certamente cordiale). Tuttavia, da allora Silente parlò di rado dei suoi genitori o di Ariana, e gli amici impararono a non nominarli.
Altre piume descriveranno i trionfi degli anni successivi. Gli incalcolabili contributi di Silente alla sapienza magica, tra i quali la scoperta dei
dodici usi del sangue di drago, avrebbero giovato a molte generazioni,
come la saggezza di cui diede prova nelle numerose sentenze che emise
come Stregone Capo del Wizengamot. Si dice inoltre che non vi fu mai duello magico paragonabile a quello tra Silente e Grindelwald nel 1945. Coloro che vi assistettero hanno scritto del terrore e della reverenza che provarono guardando quei due straordinari maghi darsi battaglia. Il trionfo
di Silente e le sue conseguenze per il mondo magico sono considerati un
punto di svolta nella storia magica, pari all’introduzione dello Statuto Internazionale di Segretezza o alla caduta di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato.
Albus Silente non fu mai superbo o vanesio; riusciva a trovare qualcosa
di pregevole in ognuno, per quanto insignificante o derelitto, e sono convinto che i suoi precoci lutti l’avessero dotato di sconfinate umanità e
compassione. La sua amicizia mi mancherà più di quanto io riesca a esprimere, ma la mia perdita è nulla rispetto a quella del mondo magico.
Non si può mettere in dubbio che sia stato il più illuminante e il più amato
di tutti i Presidi di Hogwarts. È morto come è vissuto: lavorando sempre
per il bene superiore e, fino all’ultima ora, altrettanto pronto a tendere la
mano a un bambino con il vaiolo di drago quanto lo fu il giorno che lo conobbi.